Le professioni del futuro? Nel settore digitale

Nuovo corso di laurea triennale “Internet of things, big data and web” dell’Università di Udine

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Buone notizie per chi lavora (o vorrebbe lavorare) nel mondo IT. I lavori più richiesti, anche nel nostro paese, vedono ai primi posti le posizioni aperte in ambito del settore digitale come: data scientist, business analyst, sviluppatori di applicazioni web e mobile. E, più recentemente, big data architect, digital copywriter e digital advertiser. Purtroppo in Italia la domanda supera l’offerta: infatti il 22% delle posizioni aperte nel settore digitale rimane vacante. I giovani occupati nel settore digitale sono solo il 12%, contro il 16% della media europea.

Secondo stime della Commissione europea nel 2020 ci saranno circa  900mila posizioni per professioni digitali non coperte. L’Osservatorio sulle Competenze Digitali ha registrato una crescita del 26%, solo nell’ultimo anno, di richieste per professionisti nel settore ICT.

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Parliamo di ben 85mila nuovi posti di lavoro. Ecco perché nel piano Industria 4.0 del ministero dello Sviluppo economico ci sono 355 milioni da investire nel piano scuola digitale entro il 2020. È fondamentale creare (e alla svelta) dei percorsi formativi per queste nuove figure professionali.

In quest’ottica, a partire da quest’anno  (anno accademico 2017/2018), gli specialisti dell’industria 4.0 potranno crescere grazie al nuovo corso di laurea triennale Internet of things, big data and web attivato dall’Università di Udine.

Un percorso coordinato che costituisce un’evoluzione del precedente corso in Tecnologie web e multimediali. In risposta alla rapida evoluzione e differenziazione delle discipline informatiche, il corso punta a formare esperti nei settori dell’internet delle cose, dei big data, delle tecnologie web, del machine learning, del social e del mobile computing e della statistica applicata.

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Parte fondamentale del percorso formativo è rappresentata dalle attività di laboratorio e i tirocini in azienda. Chiara l’intenzione di favorire l’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro. Probabile che chi inizia il percorso formativo abbia già un posto che lo aspetta fra qualche anno.

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