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Le migliori soft skills da includere nel tuo CV

Probabilmente avrai già visto annunci di lavoro in cui vengono richieste una serie di hard skills e una di soft skills. Vediamo cosa sono nello specifico.


La principale differenza è che, mentre le hard skills possono essere potenzialmente imparate da tutti, le soft skills determinano le caratteristiche della personalità derivanti dal nostro background socio-culturale.

Le ultime sono molto ricercate dalle aziende perché vogliono profili che possano realizzare al meglio il lavoro richiesto. In caso di due candidati simili, quello con le soft skills più adatte può avere una maggiore visibilità.

Alcuni impieghi richiedono certe capacità che non derivano dall’istruzione, ad esempio la capacità di essere persuasivi per un venditore.

Questi dati non possono trasparire dal CV ed è per questo che le aziende vogliono conoscere il candidato. Se però non includi le tue soft skills nel CV potresti essere scartato a priori pur essendo qualificato per quella posizione.


Di seguito un’analisi delle soft skills più ricercate dalle aziende:

Non si tratta solo di saper parlare e/o scrivere bene. Un buon comunicatore è chi sa anche ascoltare e collaborare. Riesce ad esprimere ai suoi interlocutori i sui bisogni, pensieri ed emozioni e spesso riesce ad essere convincente senza mostrarsi aggressivo o passivo.

Chi possiede un buon teamwork non sa semplicemente collaborare, ma sa effettivamente come trarre il massimo all’interno di un gruppo di lavoro. Riesce a cooperare con gli altri per il raggiungimento di obiettivi comuni e partecipa attivamente alle attività portate avanti.

Molti confondono questa soft skill per “capacità di lavorare sotto pressione”. La gestione dello stress riguarda la sfera individuale del lavoratore e gli strumenti/strategie tramite cui è possibile ridurre gli effetti negativi dello stress.

Un buon lavoratore, ma con bassa gestione dello stress, potrebbe cadere nel fenomeno del burn out.

Quando si parla di capacità di lavorare sotto pressione, ci si riferisce solitamente alla capacità di organizzazione. L’abilità di lavorare in modo efficace e di gestire grandi moli di lavoro. Da non confondere però con la gestione dello stress.

Questo si traduce anche nel gestire il tempo in modo efficace. Riconoscere le priorità, rispettare le scadenze e definire obiettivi efficaci.

A differenza del teamwork, la leadership è la skill che guida il gruppo. Mostrare l’obiettivo da seguire prendendosi le proprie responsabilità. Un buon leader potrebbe non essere in grado di massimizzare il teamwork, ma un team non può operare senza una guida o un obiettivo da raggiungere.

Un buon leader ha bisogno inoltre di essere persuasivo per tirare fuori il meglio da chi lo segue.

Una delle abilità più ricercate per garantire una maggiore competitività. Questa soft skill è legata all’innovazione, alla capacità di introdurre novità creative, necessarie soprattutto in quegli ambiti lavorativi dove bisogna sapersi distinguere dai competitor.

Ascoltare le opinioni altrui, non cadere nei pregiudizi di antipatia/simpatia, rendersi conto che si può sempre migliorare e che anche le critiche più futili possono contenere un fondo di verità.

Colui che sa gestire il conflitto non è chi cerca di evitarlo o fermarlo sul nascere, ma chi sa trasformarlo in un confronto costruttivo. Un ambiente con una buona gestione può portare all’accettazione del conflitto e addirittura ad usarlo positivamente.

La capacità di concentrarsi sugli aspetti positivi del problema, formulare obiettivi e trovare possibili soluzioni. Tutto questo parte in primis da un’attenta raccolta delle informazioni dove il pensiero critico svolge un ruolo centrale.

Riuscire a fare una scelta informata e razionale. Se il problem solving aiuta ad analizzare e ricercare soluzioni, il decision-making è incentrato molto di più sul definire le priorità e prendere decisioni concrete ed efficaci al momento opportuno. 

Persone che si adattano facilmente ai cambiamenti. Questo vuol dire anche essere capaci di cambiare priorità, progetti e clienti se le circostanze lo richiedono. Non restare ancorati alle proprie idee e punti di vista ed essere aperti alle novità.


E’ quindi necessario includere tutte queste soft skills nel CV? Assolutamente no, ogni azienda ricerca diversi profili specifici, ma sicuramente mostrare i tuoi punti di forza può decisamente migliorare il tuo curriculum.

Ciò che può invece peggiorarlo è il mentire sulla tua personalità, che verrà inevitabilmente fuori al momento del colloquio.

La cosa migliore è puntare sulle soft skills che hai e mostrarle al colloquio. Non ne servono tante, ma devono essere quelle che più ti rappresentano.

Ci sono vari test online sulla personalità (qui uno dei più famosi), ma spesso non sono completi perché è necessaria l’analisi di un professionista per interpretare accuratamente i risultati.

Una volta individuate le tue soft skills è poi importante trovare un’azienda che sia in linea con la tua personalità. 

Noi di Starfinder possiamo aiutarti mettendoti in contatto con aziende realmente interessate al tuo profilo, senza farti perdere tempo nella ricerca del lavoro.


Ora che sai come integrare il tuo CV, non ti resta che mandarlo a un’agenzia di recruiting o all’offerta di lavoro più adatta a te!