Sempre più aziende italiane faticano a trovare candidati con le competenze digitali adeguate e i numeri confermano che questo gap è reale e che proprio al suo interno si nascondono le opportunità di carriera più interessanti per chi sceglie oggi la propria specializzazione.
Un divario che, senza investimenti seri in formazione specifica, rischia di allargarsi ulteriormente, condannando l’Italia a una stagnazione difficile da invertire.
1. La crescente domanda di competenze digitali in Italia
Secondo le stime di Unioncamere, tra il 2024 e il 2028 il mercato italiano avrà bisogno di circa 920.000 nuovi professionisti in ambiti come cybersecurity, cloud computing e big data.
Una domanda alimentata soprattutto dalla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, che oggi viene utilizzata da circa un’azienda su cinque tra quelle con più di 50 dipendenti.
È fondamentale per il sistema formativo italiano riuscire a rispondere alle sfide dell’innovazione e a sviluppare e potenziare le nuove competenze specifiche richieste dal mercato.
In assenza di investimenti concreti in formazione, il gap di competenze digitali tra l’Italia e i principali competitor internazionali rischia di continuare ad ampliarsi.

2. Il modello ITS come risposta al gap digitale
Tra le risposte a questa situazione ci sono gli ITS (Istituti Tecnologici Superiori), percorsi biennali post-diploma, progettati per rispondere alle esigenze delle imprese.
La formazione viene progettata infatti insieme alle aziende, che partecipano sia alla definizione dei percorsi formativi sia ai tirocini degli studenti, attraverso aggiornamenti costanti dei programmi, integrando nuove tecnologie e competenze emergenti, in coerenza con i continui cambiamenti dei contesti professionali e produttivi.
Questo modello cerca di colmare il mismatch tra domanda e offerta, formando figure professionali con competenze specifiche.
I risultati occupazionali sono significativi con oltre l’80% dei diplomati che trova lavoro entro un anno e il 92% in un settore coerente con il percorso di studi seguito.
3. Gli ITS puntano su AI, dati e cybersecurity
I percorsi formativi proposti si concentrano sulle figure professionali più richieste dal mondo del lavoro, soprattutto legate a intelligenza artificiale, analisi dei dati e cybersecurity.
Tra i profili più richiesti spiccano AI Developer, Data Analyst, Cybersecurity Specialist, Web Developer Full Stack e figure ibride che uniscono competenze tecniche e comunicative.
Non sorprende che il numero di iscritti a questi corsi sia raddoppiato nell’ultimo anno, con quasi mille percorsi attivi a livello nazionale.

4. La cybersecurity come principale sbocco lavorativo
Non è un caso che la cybersecurity sia uno dei settori con la maggiore richiesta di personale. Nel 2024 l’Italia si è classificata al quarto posto tra i Paesi più colpiti da attacchi cyber, dietro solo a Stati Uniti, Regno Unito e Canada.
Gli attacchi ransomware hanno colpito soprattutto i settori industriale, IT, consulenza e trasporti, con una concentrazione in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
In un contesto di crescente digitalizzazione, figure come il System Administrator e il Cyber Security Specialist formate negli ITS sono ormai essenziali per la sicurezza e la competitività delle imprese.
5. L’importanza dell’investire in formazione per restare competitivi
I percorsi ITS rappresentano quindi una risposta concreta al gap di competenze digitali.
Per questo il Ministro Valditara ha annunciato uno stanziamento di 265 milioni di euro nel prossimo triennio destinato a rafforzare questi corsi.
Gli ITS rappresentano oggi un asset strategico per la crescita e la competitività dell’Italia, e rafforzarli significa investire sul futuro industriale e tecnologico del Paese.
Per questo motivo, chi saprà farlo per primo avrà un vantaggio competitivo difficile da colmare negli anni a venire.
Fonte: Agenda Digitale