Dopo il boom avvenuto ormai sei anni fa con la pandemia, oggi sono molte le imprese che auspicano un ritorno completamente in presenza dei dipendenti.
Il back to office, ovvero il ritorno strutturato in presenza, non è un fenomeno isolato, ma coinvolge realtà molto diverse tra loro, dai grandi gruppi industriali alla pubblica amministrazione.
1. La tendenza in Italia
In Italia, una delle aziende più grandi a puntare sul back to office è Stellantis, che ha annunciato il rientro fisso in sede a partire dal 2027. Una decisione che ha sollevato le proteste dei sindacati, preoccupati sia per gli aspetti logistici sia per il rischio di perdere attrattività verso i talenti più giovani e qualificati.
Non fa eccezione la pubblica amministrazione con Palazzo Chigi che ha ridotto lo smart working a un solo giorno a settimana, misura accolta con uno sciopero votato all’unanimità dai dipendenti.
Guardando al resto del mondo, la tendenza sembra essere la stessa. Colossi come Amazon, Meta, Goldman Sachs e Tesla hanno drasticamente ridimensionato le politiche di lavoro agile, tornando a modelli quasi interamente in presenza.

2. Produttività e smart working
Se durante la pandemia si era diffusa la convinzione che il lavoro da remoto aumentasse la produttività, le ricerche più recenti restituiscono un quadro diverso.
L’analisi condotta dalla Banca d’Italia sull’adozione dello smart working tra il 2019 e il 2023 non ha rilevato un impatto medio significativo su ricavi, ore lavorate o investimenti tecnologici, evidenziando invece forti differenze tra imprese.
Anche sul fronte della percezione emergono delle importanti differenze. Secondo un’indagine di Microsoft, l’87% dei dipendenti si dichiara produttivo lavorando da casa, ma solo il 12% dei manager condivide questa valutazione.
Lo smart working, infatti, sembra avere un impatto negativo sulla collaborazione, riducendo le interazioni spontanee tra colleghi e rischiando così di indebolire, oltre alla produttività complessiva, anche la capacità di innovare.
3. I limiti dello smart working
Le aziende evidenziano diversi svantaggi connessi al lavoro da remoto:
- Un maggior isolamento sociale
- Un indebolimento del senso di appartenenza all’azienda
- Una maggiore probabilità di andare incontro a burnout, causata dalla difficoltà di separare vita privata e lavoro
- Il minor contatto tra colleghi può tradursi in un calo di idee e creatività, ostacolando l’innovazione
A questo si aggiunge un elemento più concreto, legato ai costi. Gli uffici costituiscono investimenti fissi rilevanti, e il loro scarso utilizzo è oggi visto da molte imprese non più come un risparmio, ma come una perdita.

4. Il rischio reale per le aziende
È qui che il tema del back to office diventa cruciale per chi si occupa di recruiting e gestione delle risorse umane, in particolare nel settore tech.
Diverse ricerche indicano che i lavoratori più qualificati sono molto più propensi a lasciare l’azienda quando viene imposto il rientro obbligatorio in presenza, rispetto ai profili con competenze meno specialistiche.
A essere più sensibili al tema sono soprattutto le fasce più giovani, per le quali la flessibilità è ormai considerata un requisito quasi non negoziabile nella scelta del lavoro.
Nel settore tech questa dinamica è ancora più marcata, perché le figure specializzate sono poche rispetto alla domanda e le aziende hanno bisogno proprio di quei profili, il che rafforza il loro potere contrattuale nello scegliere dove e come lavorare.
Un back to office gestito male rischia quindi di trasformarsi in un boomerang, alimentando le dimissioni proprio dei profili più difficili da sostituire.
5. Verso un equilibrio ibrido
Secondo gli esperti il modello ibrido sembra essere la soluzione più efficiente.
Questo modello lavorativo permette di mantenere i vantaggi di entrambe le modalità, alternando giornate in presenza dedicate alla collaborazione e alla cultura aziendale a giornate da remoto per una maggiore flessibilità individuale.
Per le aziende che competono per attrarre professionisti la vera sfida sarà trovare il giusto equilibrio tra smart working e back to office, costruendo un modello capace di valorizzare entrambi, trattenendo i talenti e restando competitive sul mercato.
Fonte: Panorama